
RUBRICA SCATTI DALLA MEMORIA: "Maurizio Ramassotto - cronaca di un’eccellenza sanganese"
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Settore
Persone e Famiglia
Status
In corso
Coinvolgimento e sensibilizzazione verso nuove pratiche sostenibili
Aumento sinergie territoriali
Questa fotografia sembra un fermo immagine rubato a un’epoca di sogni meccanici e polvere. Al centro della scena, quasi come se fosse il trono di una regina della velocità, c’è la fusoliera telata di un velivolo (o forse il retro affusolato di una "vetturetta" da corsa), con quella lettera "A" che spicca orgogliosa sulla fiancata. Attorno, un’umanità che guarda l’obiettivo con quel misto di severità e stupore tipico dei primi del Novecento.
L’uomo sulla destra, con i baffi ben curati, gli occhiali e l’immancabile bastone, incarna perfettamente la figura del pioniere: colui che ha deciso di sfidare la gravità quando il volo era ancora un’avventura per pochi folli coraggiosi. Quell'uomo è legato alla figura di Maurizio Ramassotto, l'orgoglio di Sangano.
La storia di Ramassotto non è solo una cronaca di date, ma un racconto di audacia che parte dalle colline torinesi per arrivare a solcare i cieli di tutta Europa.
- L'incontro con Chiribiri: tutto ebbe inizio quando Ramassotto unì il suo destino a quello di Antonio Chiribiri, un genio della meccanica veneziano trapiantato a Torino. Insieme, trasformarono un’officina in un laboratorio di meraviglie tecnologiche.
- Il Cavaliere del Cielo: Ramassotto non era solo un socio, era l'anima pratica del progetto. Fu tra i primi in Italia a ottenere il brevetto di pilota e divenne il collaudatore capo degli aerei Chiribiri. Immaginiamolo nel 1912, mentre sorvola Genova tra lo stupore della folla, pilotando macchine fatte di legno, tela e coraggio.
- Dalle Nuvole all'Asfalto: quando il mondo iniziò a correre più forte sulla terra che in cielo, Ramassotto non si tirò indietro. Smessi i panni dell'aviatore, indossò quelli del pilota automobilistico. Portò le auto Chiribiri a gareggiare nei Gran Premi più prestigiosi, sfidando i giganti dell'epoca con macchine leggere e velocissime.
Nonostante i successi internazionali, Ramassotto rimase sempre legato alle sue radici. Sangano non era solo il luogo dove riposare tra una gara e l'altra, ma il punto di partenza di ogni sua impresa. Oggi, una targa in via Gino ricorda ai passanti che tra quelle mura è vissuto un uomo che ha guardato il mondo dall'alto quando quasi nessuno poteva farlo.
Questa immagine cattura proprio quell'atmosfera: il momento in cui la tecnologia d'avanguardia incontrava la vita quotidiana di un paese, portando con sé il profumo della modernità e l'ebbrezza della velocità.
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